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L'attività del Club Seccagrande sta in prevalenza nella collaborazione, unitamente alla sezione di Sciacca della lega navale, con l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania per lo studio e il monitoraggio dei fenomeni vulcanici e sismici dell'Isola Ferdinandea e il Banco di Graham in genere; inoltre il Club Seccagrande effettua ricerche archeologiche subacquee nei mari di Seccagrande, Verdura e Capo Bianco. Ritrovamenti di mine risalenti alla II guerra hanno permesso la bonifica delle nostre coste per una navigazione costiera più sicura. All'occorrenza si effettuano lavori di recupero dai fondali.


L'Isola di Ferdinandea. Il banco di Graham è costituito da roccia basaltica (chiamato anche isola di ferdinandea in quanto emerso intorno alla metà dell'800 sotto il regno delle due sicilie, allora regnato da Federico II), a seguito di unaimponente e massiccia eruzione vulcanica sottomarina. L'isolotto comparso è stato conteso da inglesi e siciliani ma dopo qualche mese, disgregato a seguito dei marosi per la friabiltà della sua pietra scomparve sotto il livello del mare e oggi la sua sommità si trova ad appena 6/8 metri sotto il livello del mare. Oggi, il banco di Graham è un reale pericolo per la navigazione, trovandosi in mare aperto a 25 miglia dalle coste siciliane con la sommità a pochi metri dal livello del mare rappresenta un vero e proprio ostacolo soprattutto alle navi di grossa stazza che giornalmente navigano in quel tratto. Oggi, il banco di graham è oggetto di studio dell'I.N.G.V. affinchè si possa capire qual'è l'attuale situazione per quanto concerne fenomeni sismici ed eruttivi.


Archeosub a Seccagrande. Dal fondale di Seccagrande sono stati recuperati anche vari frammenti di anfore da trasporto, di tipi che hanno circolato nel Mediterraneo tra il primo secolo a.C. ed il Medio Evo tra cui il fondo di un grande contenitore fittile a fondo piatto che ha restituito della resina."  La zona dell'affondamento della nave che trasportava questi reperti era vicinissima a Heraclea Minoa dotata di porto canale e  strutture di carenaggio, oggi sommersi. A ovest del sito del naufragio si trovava un'altra località dotata di approdo dove tutt'ora sono visibili sott'acqua dei blocchi monolitici che fanno da contorno ad un arco a tutto sesto. Tutto questo in corrispondenza di un sito archeologico sulla terraferma ricchissimo in superficie di ceramica tardoromana. Probabilmente si tratta dell'antica città di Allavam, vicino all'odierna Sciacca.


Il veliero dell'Angelika. Tra i lavori effettuati in passato spicca il recupero delle ancore dell'Angelika nella zona corvo di Seccagrande. La notte tra il 6 e 7 febbraio 1906 si compiva la tragedia dell'Angelika, il veliero greco che, proveniente da Marsiglia e di ritorno in patria, naufragava nelle acque di Seccagrande. Otto marinai scomparivano tra le onde del mare in tempesta. Dopo novant'anni l'Angelika torna a far parlare di se come motivo d'incontro fra la comunità di Ribera e quella di Inousses, isoletta greca dalla quale proveniva il veliero. Da questo momento le due comunità si conosceranno e si confronteranno in una serie di manifestazioni di gemellaggio. Venne così creato un monumento in memoria dei marinai greci realizzato con due stupende ancore del veliero recuperate dai sommozzatori del club sub seccagrande.

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